Ait Benaddou

C’è un modo semplice per raggiungere il celebre deserto del Marocco, meta sognata da molti ma non ancora troppo battuta. Ed è quello di volare direttamente con Royal Air Maroc su Errachidia da Casablanca per trovarsi alle porte del Sahara, con base di partenza da Erfoud che dista solo una settantina di km dall’aeroporto.
Si viene così proiettati direttamente in un mondo onirico fatto di tappeti e cammelli, dune sabbiose e villaggi fortificati, oasi di palme e gole scavate nella roccia. Siamo dall’altro lato dell’Atlante rispetto a Marrakech, e il paesaggio cambia completamente declinando tutte le sfumature dell’ocra nelle sue sabbie e nelle sue mille kasbah.

Kasbah Amridil a Skoura © ONMT

Erfoud si trova al centro di un’area geologica unica e non ci si aspetterebbe di trovare qui una quantità di fossili incredibili, che hanno dato vita anche ad un artigianato particolare in cui vengono utilizzati per cerare insoliti tavolini, lavabi e sculture che decorano i riad tradizionali dove trascorrere la notte. Molti sono i laboratori dove si può assistere alle varie fasi di lavorazione dei fossili e alla storia geologica della zona.
Da Erfoud si raggiunge Merzouga, un avamposto del Sahara con dune alte fino a 150 metri che al tramonto si colorano di mille sfumature di rosso. Sostando in uno degli alberghi al limite del deserto, come ad esempio Riad Xaluca che ha una bella piscina con vista sul deserto, è bello addentrarsi tra le dune a dorso di dromedario, condotto con lentezza da un cammelliere, per vedere il sole scomparire all’orizzonte.

Ma il modo migliore per assaporare la magia del deserto, che una volta provata non si dimentica più, è quello di dormire in uno dei tanti campi tendati che sono sorti ai margini del lato occidentale dell’Erg Chebbi, come ad esempio il Xaluca Luxury Desert Camp: 26 tende spaziose ed eleganti con grande letto doppio, un bagno completo, angolo relax, che si aprono a formare una V aperta verso le dune. Il ristorante serve cibo tradizionale, accompagnato volendo dalla ritmata musica gnaoua.
La notte stellata e, all’alba, la possibilità unica di fare sandboard sulle dune al sorgere del sole fanno il resto per rendere questa avventura indimenticabile.

La Strada delle Mille Kasbah e le gole del Todra
Ma il sud del Marocco non è solo fatto di dune sabbiose. Lungo la “Strada delle Mille Kasbah” che porta a Ouarzazate, si incontrano villaggi fortificati di mattoni di argilla che con il loro colore rosso contrastano con il verde delle oasi. Nei caravaserragli sostavano le carovane che trasportavano i loro carichi di spezie e beni preziosi tra il deserto e le città oltre l’Atlante.
In queste valli abitano i berberi, la popolazione autoctona che custodisce con fierezza la lingua, la scrittura e gli usi e costumi millenari, diversi da quelli della popolazione araba che conquistò il Marocco a partire dal 670 d.C. Il nome con cui i berberi chiamano loro stessi è amazigh, che significa “uomini liberi”.

Una strada secondaria, che punta a nord verso l’Atlante, porta alle gole scavate nei millenni dal fiume Todra precedute da una vallata dolce e verdeggiante, ricca di palme e campi coltivati.
Gli ultimi 600 metri delle Gole del Todra sono i più spettacolari. Qui le due pareti rocciose arrivano a sfiorarsi (la larghezza in un punto è di soli 10 metri) con rocce a strapiombo che raggiungono i 160 metri di altezza. Alle sorgenti del fiume i berberi accorrono numerosi per attingere l’acqua da trasportare con gli asinelli ai loro campi. Lungo le gole, percorse da una strada carrabile, si susseguono i banchetti dei venditori di tessuti che riportano i simboli dei berberi, tra cui campeggia quella dell’uomo libero, mentre i tappeti berberi spiccano con i loro colori rossi. È il regno dei climber che si arrampicano sulle pareti a strapiombo in uno scenario spettacolare.


Tornando sulla strada principale si prosegue fino a Boulmane Dades, una vallata verdeggiante percorsa dal fiume Dades che anche qui ha scavato un canyon imponente. Risalendo verso le gole ci si può fermare al Dar Rihana, nel villaggio di Ait Ouffi. L’hotel, recentemente ristrutturato, ha alcune camere nell’edificio originario, dove si trova la piscina e la terrazza affacciata sulla valle, e altre in un nuovo edificio adiacente dove si cena in un ristorante elegante che serve i piatti della cucina tipica marocchina rivisitati in chiave moderna. Sia il ristorante che l’hotel sono interamente gestiti da giovani ed entusiasti proprietari.

Si prosegue verso ovest percorrendo la valle del Dades che porta fino a Ouarzazate. Durante il percorso ci si può fermare a El Kelaa M’Gouna, capitale delle rose damascene e dei profumi, che esporta i suoi prodotti in tutto il mondo.
Poco più avanti, nell’oasi di Skoura, è d’obbligo una tappa alla Kasbah Amridil, una delle meglio conservate della regione, così bella che è stata scelta perfino per le banconote da 50 dirham e per girare alcune scene del kolossal Lawrence d’Arabia, uno dei primi film che hanno consacrato Ouarzazate come la capitale del cinema. Le kasbah erano le residenze delle famiglie nobili, che qui vivevano insieme alla servitù per proteggersi dagli attacchi dei predoni. Qui si possono apprendere le tecniche millenarie di costruzione con fango e paglia, l’uso dei materiali e delle astuzie utilizzate per ottenere ambienti caldi d’inverno e freschi d’estate, grazie alle mura spesse, alle aperture di dimensioni contenute e alla consuetudine di sovrapporre diverse cucine alla stalla degli animali per veicolare il caldo verso l’alto.

Il medio Atlante, Ph. R. Nicosia

Ouarzazate, la Hollywood del Marocco
Tappa finale del viaggio nel sud del Marocco è proprio Ouarzazate, nota soprattutto per i suoi studi cinematografici, tra cui gli Atlas Studios. Uno degli Studios è stato trasformato nel Museo del Cinema dove si passa dall’antico Egitto alle prigioni del Gladiatore per arrivare sui set di serie più recenti. Ouarzazate è infatti considerata a tutti gli effetti la Hollywood del Marocco, e qui, fin dagli anni 50, sono stati girati film indimenticabili tra cui, tanto per citarne alcuni, Lawrence d’Arabia, Il Gladiatore, Il tè nel deserto, Kundun, Babel o serie più recenti come Prison Break o Il trono di Spade.
Di fronte al museo sorge l’imponente Kasbah Taourirt, costruita nel 1754, dove fino al 1930 abitava ancora il pascià di Marrakech, Thami El Glaoui, con le sue 19 mogli. È una delle più grandi e meglio conservate del Marocco, ma attualmente si può visitare solo una parte perché sono in atto lavori di ristrutturazione e abbellimento di alcune delle 150 stanze.

Poco fuori città, un altro gioiello, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1987. È lo Ksar Ait Ben Haddou, villaggio fortificato nato nel XII secolo sulla rotta carovaniera tra il deserto e Marrakech, apparso in numerose pellicole fin dagli anni Sessanta. Tutto il villaggio è costruito in terra battuta, mattoni di argilla e legno di cedro e si arrampica su una collina nella valle dell’Ounila, fiume ormai quasi del tutto essiccato. Un tempo qui abitavano ben 120 famiglie, ma molte si sono spostate in abitazioni più moderne sull’altra riva del fiume, e ora sono solo 10 i nuclei familiari che ancora abitano nelle case tradizionali ripetendo modi di vita di una cultura millenaria. È sicuramente il più iconico e il più conosciuto di tutto il Marocco.

Ait Ben Haddou © ONTM

Gastronomia e benessere
Se fate un viaggio nel sud del Marocco, dovete apprezzarne i ritmi lenti, il buon cibo e il relax. A Ouarzazate è possibile gustare al meglio le specialità della cucina marocchina, fatta di tajine di pollo, pesce o agnello, fresche insalate di cetrioli e pomodori, servite come primo piatto, pastilla e dolci tipici. Ottimo il ristorante dell’Hotel Oz Palace, come eccellente è Les Jardins es Aromes, che oltre al buon cibo ha un design moderno e accattivante.
Per finire nella maniera migliore non c’è che regalarsi un vero trattamento marocchino e provare l’esperienza dell’Hammam, che consiste in uno scrub in una sala umida seguita da un massaggio profumato. Il nuovissimo centro benessere DH Beauté lo propone in un ambiente raffinato e accogliente.
È il modo migliore per riportare a casa la magia di questa parte del Marocco che regala paesaggi inaspettati e tante esperienze indimenticabili.

Il fiume di Ouarzazate e l’Atlante, Ph R. Nicosia

Autore

  • Roberta F. Nicosia

    Laureata in Geografia, giramondo e appassionata di fotografia, Roberta F. Nicosia parla quattro lingue ed è la nostra inviata speciale. A dieci anni, complice la copia di National Geographic che ogni mese trovava sulla scrivania e i filmini Super8 del papà, sapeva già dove erano il Borobudur, Borocay o Ushuaia e sognava di fare il reporter. Sono suoi quasi tutti gli articoli sulle destinazioni e le foto apparsi sul nostro Magazine. Dopo una parentesi con ruoli manageriali nel campo della comunicazione e dell’advertising, si è dedicata alla sua vera passione e negli ultimi vent’anni ha collaborato con riviste leisure come Panorama Travel, D di Repubblica, AD, specializzandosi poi nel MICE con reportage di viaggio, articoli su linee aeree e hotellerie. È stata caporedattore e direttore di diverse riviste di questo settore, e ha pubblicato una trentina di Guide Incentive con la collaborazione degli Enti del Turismo italiani.

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