Inaugurata a Verona Vinitaly 2026, in programma fino al 15 aprile: è la 58ª edizione della principale manifestazione italiana dedicata al vino. Un appuntamento che conferma il proprio ruolo non solo come piattaforma commerciale globale, ma anche come leva strategica per il turismo enogastronomico e territoriale. L’apertura ufficiale ha visto la presenza delle principali istituzioni italiane ed europee, con un messaggio condiviso: il vino resta uno degli asset più forti del Made in Italy, capace di generare valore economico, relazioni internazionali e flussi turistici.
Secondo i dati diffusi in occasione dell’inaugurazione, sono attesi oltre 30mila operatori esteri da 130 Paesi, con più di 1.000 top buyer coinvolti grazie alla collaborazione con ITA – Italian Trade Agency. Una presenza internazionale che conferma Vinitaly come hub globale del settore e piattaforma di incoming anche per il turismo business e leisure legato al vino .
Prima apparizione pubblica del ministro del turismo Gianmarco Mazzi
Tra gli interventi più significativi per il comparto turistico, quello del nuovo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che ha inaugurato la manifestazione nella sua Verona: “Sono emozionato e onorato di essere qui per la prima volta in veste di ministro del Turismo all’inaugurazione di Vinitaly che avviene nella mia città. Il turismo è un pilastro dell’economia italiana che vale il 13% del Pil, per un valore di 240 miliardi di euro. Il vino è storia millenaria di un sapere dell’uomo. In ogni bottiglia c’è un territorio e spesso una generazione che ha deciso di restare e custodire. Nel mio mandato intendo puntare sull’enoturismo che, in questo momento, nel nostro Paese vale 3 miliardi di euro ed è in continua crescita. Credo che sia un segmento importante, perché uno dei miei obiettivi è portare più turisti nelle cantine, luoghi meravigliosi di benessere, e consentire loro di conoscere i territori, sia a chi arriva dall’Italia sia a chi arriva dall’estero. È quindi un modo per valorizzare questi territori e forse anche per decongestionare i centri, distribuendo meglio i flussi turistici”.
Le parole del ministro inseriscono Vinitaly in una strategia più ampia di valorizzazione dell’enoturismo, sempre più centrale nelle politiche di sviluppo territoriale. Un segmento che, oltre al valore diretto, ha un impatto rilevante sulla destagionalizzazione e sulla distribuzione dei flussi, soprattutto nelle aree rurali e nelle destinazioni minori.
Una fiera che genera turismo e relazioni
Nel corso della cerimonia è emerso con chiarezza il legame tra vino, territorio e attrattività turistica. Il presidente della Provincia di Verona ha definito l’enoturismo «una leva concreta di sviluppo per i territori», capace di attrarre investimenti e redistribuire i flussi, contribuendo a contrastare fenomeni di overtourism .
Anche il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, ha sottolineato il ruolo della manifestazione come infrastruttura strategica: non solo evento fieristico, ma strumento per rafforzare il posizionamento internazionale del vino italiano e, indirettamente, delle destinazioni ad esso collegate .
In questo contesto, Vinitaly si configura come un moltiplicatore di flussi turistici. Nei giorni della fiera, Verona registra tradizionalmente un incremento significativo di presenze alberghiere, con ricadute su tutta la filiera dell’ospitalità, dalla ristorazione ai servizi.
Export e nuovi mercati: il vino traina anche i flussi internazionali
Il peso economico del settore resta centrale. L’export del vino italiano ha raggiunto nel 2025 i 7,8 miliardi di euro, con una quota superiore al 23% del commercio mondiale. Un dato che rafforza il ruolo del vino come ambasciatore del Paese all’estero .
Parallelamente, l’Osservatorio Uiv-Vinitaly individua nuove direttrici di crescita, con dodici mercati prioritari tra cui Giappone, Stati Uniti, Corea del Sud, Brasile, India e Cina. Aree che rappresentano non solo opportunità commerciali, ma anche bacini di potenziali flussi turistici verso l’Italia .
Il segmento premium, in particolare, viene indicato come leva strategica per rafforzare il posizionamento internazionale e attrarre un turismo ad alto valore aggiunto, sempre più orientato a esperienze legate a qualità, territorio e cultura del vino.

La cronaca della giornata inaugurale
La cerimonia si è aperta con l’intervento del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che ha richiamato il valore diplomatico delle relazioni economiche e culturali. A seguire, il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani ha ribadito l’importanza del vino come pilastro della proiezione economica italiana nel mondo.
Il programma ha incluso anche il talk “Il vino, antiche vie e nuove rotte”, con interventi dei principali rappresentanti del settore, tra cui Lamberto Frescobaldi e Giacomo Ponti, focalizzati sulla necessità di diversificare i mercati e intercettare nuovi consumatori.
Sul piano culturale, il ministro Alessandro Giuli ha annunciato l’esposizione di opere legate al mito di Dioniso, rafforzando il dialogo tra vino, arte e identità mediterranea. Un elemento che contribuisce a posizionare Vinitaly anche come evento culturale, oltre che economico.
Vinitaly 2026 si inserisce in una strategia di espansione internazionale, con nuove tappe previste in Africa, Canada, Australia e il rafforzamento della presenza in Brasile. Una rete che amplia l’impatto della manifestazione ben oltre i confini italiani .
In questa prospettiva, la fiera si conferma non solo come marketplace del vino, ma come piattaforma di promozione integrata del sistema Italia. Un sistema in cui turismo, cultura e agroalimentare si intrecciano sempre più strettamente, con il vino a fare da collante tra economia e identità territoriale.

