Dopo l’amarezza della sconfitta ai rigori contro la Bosnia, che sembrava aver messo la parola fine ai sogni mondiali degli Azzurri, il tormentone del ripescaggio dell’Italia ai Mondiali di calcio 2026 è tornato a infiammare le piazze e i social. Ma questa volta, tra le tante “fake news”, spunta uno scenario geopolitico e normativo che tiene col fiato sospeso i tifosi. Al centro di tutto c’è l’Iran e una data cerchiata in rosso sul calendario della FIFA: il 12 maggio.
Il “Caso Iran”: perché la rinuncia è sul tavolo?
Non è una questione di demeriti sportivi dato che l’Iran si è qualificato regolarmente sul campo ma di geopolitica, nonostante la tregua nel Golfo Persico. Le tensioni internazionali e le difficoltà logistiche legate al rilascio dei visti per gli Stati Uniti (uno dei tre paesi ospitanti insieme a Messico e Canada) hanno creato uno stallo diplomatico. L’Iran avrebbe chiesto formalmente alla FIFA di disputare le proprie gare del girone esclusivamente in Messico, ricevendo però un “no” categorico. Se la situazione non dovesse sbloccarsi, la federazione iraniana potrebbe optare per il ritiro volontario dal torneo.
La data chiave: 12 maggio
Perché proprio il 12 maggio? Il regolamento FIFA è molto chiaro sulle tempistiche e le relative sanzioni:
- Ritiro entro 30 giorni dall’inizio: Chi rinuncia entro questa data (La Fifa World Cup inizia l’11 giugno) va incontro a una multa di circa 250.000 franchi svizzeri.
- Oltre il limite: Se la rinuncia arrivasse dopo il 12 maggio, la sanzione raddoppierebbe, oltre a creare un caos organizzativo difficilmente gestibile.
Il 12 maggio rappresenta quindi l’ultima chiamata per l’Iran per “uscire con stile” e per la FIFA per attivare le procedure di sostituzione.
Italia in pole position? Cosa dice il regolamento
Qui viene il bello (e il complicato). Molti pensano che il ripescaggio spetti di diritto alla squadra con il ranking più alto tra le escluse: in questo caso sarebbe proprio l’Italia. Tuttavia, l’Articolo 6, comma 7 del regolamento ufficiale della Coppa del Mondo 2026 recita:
“In caso di ritiro o esclusione di una nazionale, la FIFA deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione.”
Non esiste quindi un automatismo. La prassi vorrebbe che la FIFA sostituisse una squadra asiatica con un’altra squadra asiatica per mantenere l’equilibrio continentale, oppure… seguire la logica del business. Un’altra ipotesi suggestiva è quella di organizzare degli ulteriori playoff tra le 4 squadre più titolate a sostituire l’Iran
L’indotto: perché la FIFA “vuole” l’Italia ma non può ammetterlo
Non nascondiamoci dietro un dito: un Mondiale senza l’Italia è un Mondiale che incassa meno. L’ingresso degli Azzurri garantirebbe un’impennata clamorosa in termini di:
- Diritti TV: Il mercato italiano è tra i più remunerativi al mondo per la vendita dei pacchetti pubblicitari.
- Sponsor: I grandi brand internazionali spingono per avere le nazionali storiche nella vetrina più importante.
- Turismo e Merchandising: Migliaia di tifosi pronti a volare oltreoceano e milioni di magliette vendute.
Anche se la speranza c’è il Ministro per lo Sport Abodi ha però ammesso che la situazione è complessa. “Senza un problema in Europa è difficile che venga ripescata un’europea”, ha dichiarato, lasciando però uno spiraglio aperto legato proprio alla discrezionalità totale di Gianni Infantino.
Conclusione: Sogno o realtà?
Al momento, le probabilità rimangono basse. La FIFA tende a proteggere il merito continentale, ma la pressione economica e il caos visti-Iran potrebbero portare a una decisione senza precedenti o addirittura a un nuovo spareggio dove però la qualificazione andrebbe meritata.

