Facebook, Instagram, Tumblr, Twitter, Baidu, Snapchat, Pinterest, LinkedIn… Come orientarsi nel mare dei social media?
Social Media

Ovviamente la risposta giusta è sempre “dipende”. E dipende da mille fattori: gli obiettivi, il target, il profilo demografico degli utenti, il tipo di campagna, il budget… e ovviamente anche il numero di utenti attivi su ciascuna piattaforma social.

Trenta milioni di italiani sono connessi a Facebook…

Una certezza, però, almeno in Italia, ce l’abbiamo: in ottica di mass market, con Facebook non possiamo sbagliare. Infatti, praticamente tutti gli italiani attivi sui social network hanno un account sulla piattaforma di Mark Zuckerberg.

Lo ha spiegato bene, in un’intervista al Sole24Ore, Luca Colombo, country manager di Facebook per l’Italia: gli utenti attivi nel nostro Paese hanno superato i 30 milioni nel mese. Un dato che, se comparato con l’ultimo Digital in 2017 Global Overview (ricerca condotta in partnership da We are social e Hootsuite), comferma la quasi perfetta identità numerica fra la popolazione attiva sui social media in Italia e il numero di account attivi su Facebook.

 

…28 milioni si collegano da mobile…
Ancor più analitico è stato il digital strategist Vincenzo Cosenza, che ha disaggregato i dati ricavando anche il numero di utenti attivi ogni giorno (24 milioni) e il numero di utenti attivi da mobile (28 milioni nel mese e 23 milioni al giorno).
Insomma, il 97 per cento degli italiani che ogni giorno accedono a Internet si collega quotidianamente a Facebook, e per buona parte lo fa dal proprio smartphone o tablet.

…ma per raggiungerli bisogna pagare
È possibile, allora, ignorare questi dati e rimandare ancora la presenza del nostro business su un social media come Facebook? Nel magnifico mondo del “dipende”, direi che questa volta un bel “no” potremmo anche lasciarcelo sfuggire (seppure a fior di labbra).

Del resto, ben 70 milioni di aziende nel mondo hanno una pagina Facebook, e cinque milioni di esse usano la piattaforma per fare pubblicità. Numeri che hanno portato il social blu a raddoppiare i profitti nel primo trimestre di quest’anno, aumentando le entrate del 51 per cento e confermando il suo ruolo di protagonista nella pubblicità mobile.

E qui casca l’asino…

Già, perché essere presenti su Facebook con una pagina aziendale non basta più a creare engagement con i propri clienti o fan. Il ricorso a investimenti pubblicitari sta diventando praticamente obbligatorio a causa della progressiva riduzione dell’organic reach, vale a dire la visibilità naturale di un post ai propri fan, messa a punto dagli algoritmi del team di Zuckerberg. Oggigiorno l’Edgerank, l’algoritmo che decide cosa viene visto nelle timeline degli utenti Facebook, garantisce una reach organica compresa tra il 6% e l’1% della fanbase, con una proiezione che tende allo 0% nei prossimi anni.
Tanto che sembra esserci un nesso inversamente proporzionale con l’andamento del valore delle azioni di Facebook (come spiega bene Convince & Convert in questo articolo).

Tre cose da fare subito

Nulla di cui stupirsi, insomma: i social non sono gratis (non ci stancheremo mai di ripeterlo) e Facebook non è una associazione non profit.
Piuttosto, quali conclusioni possiamo trarre da questi dati? Direi almeno tre:

la prima è che, se ancora non siamo presenti sul social di Mark Zuckerberg, è venuto il momento di aprire una pagina aziendale;

la seconda è che, se vogliamo stimolare l’engagement con i nostri stakeholder, dobbiamo destinare parte del nostro budget a una campagna di social media marketing;

la terza è che, soprattutto in previsione dell’estate, dobbiamo pensare a una campagna in ottica mobile (la gente in spiaggia ci va con il telefonino, non con il pc).

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