Guerra in Medio Oriente: il turismo corre ai ripari tra voli cancellati e turisti bloccati

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La più grande interruzione del trasporto aereo della storia recente. Così viene già definita, a pochi giorni dall’escalation militare che ha sconvolto il Golfo Persico, la crisi scaturita dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran il 28 febbraio 2026, con la conseguente risposta di Teheran. Oltre 5.000 voli cancellati, cieli serrati su mezza mappa e decine di migliaia di turisti bloccati – italiani in testa – in aeroporti trasformati in campi profughi improvvisati. Una crisi che non riguarda solo la sicurezza internazionale, ma che sta ridisegnando, in tempo reale, la geografia del turismo globale.

Come è iniziato

Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio, i raid coordinati di Washington e Tel Aviv hanno eliminato l’ayatollah Ali Khamenei e l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. La risposta dell’Iran non si è fatta attendere: missili e droni hanno colpito le basi militari statunitensi in Qatar, Kuwait, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti. Il Dubai International Airport – secondo scalo più trafficato al mondo con una media tra i 2.000 e i 2.500 voli quotidiani – è stato centrato da un drone iraniano, costringendo le autorità emiratine a sospendere tutte le operazioni. Il simbolo di questa crisi è diventato l’incendio al Fairmont Hotel sulla Palm Jumeirah, filmato da centinaia di turisti increduli. Anche il Burj Khalifa è stato evacuato prima che un drone lo sfiorasse. Secondo i dati di Cirium, la sola giornata del 28 febbraio ha visto oltre centomila persone bloccate negli aeroporti della regione: 966 voli cancellati su 4.218 previsti in arrivo (il 22,9%). Il giorno dopo, domenica 1° marzo, altri 716 voli soppressi su 4.329 programmati.

Spazi aerei chiusi: la mappa del caos

La chiusura degli spazi aerei ha colpito a cascata l’intera regione. Iran, Iraq, Israele, Libano, Giordania, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrain hanno serrato i cieli al traffico civile. Con lo spazio aereo russo già interdetto per molti vettori, le compagnie europee e asiatiche si sono trovate costrette ad allungare le rotte di ore, aumentando i tempi di volo e i consumi di carburante.

La lista delle cancellazioni è impressionante. ITA Airways ha sospeso i voli da e per Tel Aviv fino al 7 marzo. Lufthansa ha annullato fino alla prossima settimana i collegamenti per Tel Aviv, Beirut, Amman, Erbil, Teheran, Dubai e Abu Dhabi. Wizz Air ha cancellato con effetto immediato tutti i voli da e per Israele, Dubai, Abu Dhabi, Amman e Arabia Saudita fino al 7 marzo. British Airways ha sospeso i servizi verso Tel Aviv e Bahrain fino al 4 marzo. Turkish Airlines ha annullato i voli per Libano, Siria, Iraq, Iran e Giordania. Virgin Atlantic, KLM, Air France, Swiss e Air India hanno interrotto gran parte dei collegamenti con l’area. Ferme anche Emirates, Qatar Airways, Oman Air ed EgyptAir, che ha cancellato i voli dal Cairo verso undici destinazioni del Golfo.

Italiani nel limbo: 20.000 a Dubai, la Farnesina crea la Task Force Golfo

Sono almeno 20.000 gli italiani bloccati a Dubai – alcune stime parlano di 58.000 nell’intera area del Golfo – tra cui 204 studenti impegnati nel progetto “Ambasciatori del futuro” che potrebbe rientrare nelle prossime ore e un gruppo di crocieristi a bordo della MSC Euribia, ferma nel porto dell’Emirato. Il caso più clamoroso è quello del ministro della Difesa Guido Crosetto, sorpreso dall’escalation a Dubai per motivi familiari e rientrato solo con un volo militare, con polemiche a cascata.

La Farnesina ha risposto istituendo la “Task Force Golfo”, un’unità operativa dedicata per coordinare il lavoro delle ambasciate e dei consolati nella regione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha incontrato gli ambasciatori della regione e ha lanciato un appello inequivocabile: «Non muovetevi, non affacciatevi e rimanete a casa o in albergo». Sono stati attivati desk negli aeroporti di Doha e Abu Dhabi per mettere i connazionali in contatto con l’Unità di Crisi.

La Farnesina ha aggiornato anche le indicazioni per gli altri Paesi dell’area:

  • Egitto: consigliata massima attenzione nella penisola del Sinai, a eccezione dei resort di Sharm el Sheikh
  • Giordania: irregolarità nelle partenze dei voli, evitare installazioni militari e assembramenti
  • Libano: la Farnesina invita i connazionali a lasciare il Paese con i primi voli di MEA disponibili, finché l’aeroporto di Beirut resterà operativo

Per tutti i Paesi coinvolti vale l’invito a registrarsi sull’app Viaggiare Sicuri e su dovesiamonelmondo.it.

Uno spiraglio: ripresa parziale degli scali emiratini

Da lunedì sera 2 marzo si è aperto un timido spiraglio. Il Dubai Media Office ha confermato una ripresa parziale delle operazioni al Dubai International e al Dubai World Central, con un numero limitato di voli Emirates e flydubai autorizzati a operare. Anche Etihad Airways ha ripreso alcuni voli di rimpatrio e cargo da Abu Dhabi, ma tutti i servizi commerciali di linea restano cancellati, soggetti a “rigorose approvazioni di sicurezza”. Lo spazio aereo di Abu Dhabi è sospeso fino alle 14 di martedì 3 marzo (ora locale).

Parzialmente migliore la situazione in Giordania, dove lo spazio aereo è stato riaperto h24 con la conferma del volo Amman-Roma operato da Royal Jordanian. Restano invece critiche le situazioni negli scali di Oman, Bahrain e Qatar.

Le crociere: il mare non è un porto sicuro

La crisi ha colpito duramente anche il comparto crocieristico, in una stagione invernale nel Golfo tradizionalmente di punta. La nave tedesca Mein Schiff 4 di TUI Cruises – 2.500 passeggeri a bordo, per lo più tedeschi, e 1.000 membri dell’equipaggio – era attraccata ad Abu Dhabi quando un missile ha sfiorato lo scalo portuale di Zayed. “Caos e panico” a bordo, con gli ospiti invitati a scendere dal ponte e a stare lontani dai finestrini. Anche la sorella Mein Schiff 5 è rimasta coinvolta negli eventi nel porto di Doha, con i passeggeri impossibilitati a rientrare in Germania via aerea.

MSC Crociere, coinvolta con MSC Euribia, ha ordinato a tutte le proprie navi nel Golfo di “mettersi al sicuro” e ha sospeso tutte le prenotazioni per il trasporto cargo in Medio Oriente. Già prima dell’escalation, AIDA Cruises e Costa Crociere (entrambe Carnival Corporation) avevano ritirato le loro navi dal Golfo per l’intera stagione invernale 2025/26

Come si muovono tour operator e associazioni italiane

Sul fronte degli operatori, il clima è di allerta ma gestita. Alidays, con una cinquantina di clienti in viaggio nell’area, ha comunicato agli agenti di essere “operativa con la massima dedizione” per garantire assistenza continua, invitando a contattare direttamente la sede al numero 02.87238400. I passeggeri possono richiedere la riprotezione su un volo alternativo oppure il rimborso integrale del biglietto.

Naar Bespoke Travel ha attivato con effetto immediato procedure straordinarie per tutelare i viaggiatori e gestire le pratiche in corso. Per i viaggi con destinazione finale Emirati Arabi Uniti, Oman e Qatar in partenza dal 28 febbraio al 15 marzo 2026 è prevista la possibilità di cancellazione senza penali, con rimborso integrale tramite voucher delle somme versate. In caso di riprogrammazione, eventuali differenze di prezzo inferiori saranno riconosciute dal tour operator, mentre eventuali maggiori costi resteranno a carico dei clienti. Per partenze oltre il 16 marzo sono attesi ulteriori aggiornamenti in base alle indicazioni di enti istituzionali, vettori e partner locali. Le cancellazioni volontarie non legate a queste misure restano soggette alle penali contrattuali.

L’ECTAA (European Consumer Travel Association of Travel Agents) è intervenuta chiedendo priorità ai passeggeri e maggiore coordinamento tra gli hub europei per gestire i flussi di rimpatrio. Le associazioni di categoria italiane stanno monitorando la situazione soprattutto per i connazionali bloccati nel Golfo.

Il rischio sistemico: carburante e rotte alternative

Dal punto di vista finanziario, l’analisi di Morningstar DBRS del 2 marzo 2026 chiarisce che la maggior parte delle compagnie aeree globali non-mediorientali potrà reggere l’impatto diretto, data la loro limitata dipendenza dalle rotte nella regione. Il problema più grave non è la cancellazione dei voli, ma il rischio carburante: il conflitto introduce una forte incertezza sui mercati petroliferi, e un aumento sostenuto del prezzo del jet fuel – che rappresenta tra il 20 e il 30% dei costi operativi delle compagnie – potrebbe erodere i margini anche di vettori con scarsa esposizione diretta al Medio Oriente, incluse le low-cost americane. Le compagnie europee e asiatiche risultano più esposte delle nordamericane per la loro prossimità geografica e per il ruolo del corridoio mediorientale nei collegamenti Europa-Asia.

A essere colpite indirettamente sono anche mete lontane dal conflitto: i passeggeri diretti in Maldive, Indonesia, Filippine, Singapore, Bangladesh, Malaysia e Vietnam che transitano dagli hub del Golfo sono invitati dalla Farnesina a valutare soluzioni alternative con compagnie europee o con collegamenti diretti.

Prospettive: quando tornerà la normalità

Le previsioni rimangono incerte e strettamente legate all’evoluzione militare. Nel breve termine, la ripresa parziale degli scali emiratini è un segnale incoraggiante, ma la normalizzazione completa richiederà settimane, non giorni. L’arretrato accumulato è enorme, e la riapertura progressiva degli spazi aerei non cancellerà immediatamente le ripercussioni sulla programmazione estiva 2026: il settore si aspetta una forte contrazione delle prenotazioni verso tutta l’area mediorientale almeno fino all’autunno, con potenziali spostamenti di domanda verso il Mediterraneo e l’Europa.

Per il turismo organizzato italiano il banco di prova è doppio: gestire l’emergenza immediata senza lasciare soli i clienti, e prepararsi a ridisegnare la programmazione autunno-inverno 2026. Quello che è certo è che la geografia dei viaggi, per qualche tempo, non sarà più quella di qualche settimana fa.

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