La Thailandia non è mai stata così vicina al cuore degli italiani. Il 2025 si chiude con un verdetto storico per il comparto turistico: per la prima volta, il flusso di viaggiatori in partenza dall’Italia ha abbattuto il muro delle 300 mila unità, segnando un nuovo picco statistico per la destinazione asiatica.
I numeri del primato
Secondo i dati ufficiali rilasciati dall’Ente Nazionale per il Turismo Thailandese, sono stati 311.852 i connazionali che hanno varcato i confini del Paese nell’ultimo anno. Si tratta di un balzo in avanti del +16,5% rispetto al 2024, una crescita a doppia cifra che consolida l’Italia come uno dei mercati europei più dinamici e in salute.
A spingere l’acceleratore è stato soprattutto il mese di dicembre, che si è confermato il “periodo d’oro” con quasi 48 mila arrivi. Il fascino dell’inverno tropicale, unito a un rapporto qualità-prezzo che resta tra i più competitivi sul mercato globale, ha reso la Thailandia la meta prediletta per le festività di fine anno.
Qualità e autenticità: le chiavi del successo
Il boom non è solo una questione di numeri, ma di posizionamento. La varietà dell’offerta — che spazia dalle metropoli futuristiche ai parchi naturali, fino al relax delle isole — ha saputo intercettare la nuova domanda di esperienze autentiche.
“Questo risultato è motivo di grande orgoglio”, ha commentato Sandro Botticelli, Marketing Manager dell’Ente Nazionale per il Turismo Thailandese in Italia. “Riflette il lavoro costante svolto per promuovere una Thailandia accessibile e capace di rispondere alle esigenze di un viaggiatore sempre più consapevole. Il traguardo è stato possibile grazie alla sinergia con i partner del trade e le compagnie aeree”.
Le prospettive per il 2026
Il mercato italiano si conferma dunque un pilastro fondamentale per il turismo internazionale della Thailandia. Le basi gettate nel 2025 fanno intravedere un 2026 di ulteriore espansione. La strategia per il nuovo anno punterà su due direttrici chiare: qualità dei servizi e sostenibilità dell’esperienza, per garantire che la crescita dei volumi non comprometta l’unicità del patrimonio naturale e culturale del Paese.

