FareTurismo, appuntamento nazionale dedicato alla formazione, al lavoro, alle politiche turistiche, dopo tre edizioni annullate a causa della pandemia, torna per la 22a edizione presso l’Università Europea di Roma da martedì 21 a giovedì 23 marzo 2023.
La pandemia ha sottratto 300mila lavoratori al turismo, in quanto il lungo periodo di chiusura ha determinato l’esodo verso altri settori o il ricorso a sussidi statali; in aggiunta, la precarietà maggiore nel turismo (41%) rispetto al mondo del lavoro in generale (22%) e la cospicua quota di impieghi stagionali (14% contro il 2%) richiedono “normalità” e qualità del lavoro sia attraverso il costante aggiornamento professionale per gli occupati che la certificazione delle competenze per i neo addetti. L’evento, dunque, in questo momento storico rappresenta una preziosa opportunità per i giovani che progettano il proprio futuro professionale.

Per questo viene lanciato il manifesto di FareTurismo 2023 con le dieci propostche la manifestazione fa al Governo sulle politiche del lavoro:

1) l’industria turistica ha un grosso potenziale ed è trainante per l’occupazione giovanile (giovani oltre il 50%), Bel Paese con 58 siti Unesco, tutte ottime considerazioni che rimangono purtroppo luogo comune: istituzione di un comitato ministeriale per l’offerta formativa nel turismo presso il Ministero del Turismo con le rappresentanze di Organizzazioni datoriali, Associazioni Professionali, Ministero Istruzione, Ministero Università, Unioncamere, RENAIA Rete Nazionale Istituti Alberghieri, Associazione Rete ITS Italy;

2) certificazione delle competenze attraverso la co-progettazione scuola-impresa di PCTO (Percorsi e competenze trasversali per l’orientamento) estesa a tutti gli Istituti Alberghieri e Tecnici per il Turismo e a tutte le organizzazioni datoriali dell’alberghiero, dell’intermediazione turistica e del tour operating;

3) certificazione delle competenze rivolta ai docenti scolastici attraverso la co-progettazione scuola-impresa estesa a tutti gli Istituti Alberghieri e Tecnici per il Turismo e a tutte le organizzazioni datoriali dell’alberghiero, dell’intermediazione turistica e del tour operating;

4) spendibilità delle lauree in turismo con l’obbligo di inserimento nei bandi pubblici regionali e nazionali;

5) ridefinizione dei percorsi didattici degli Istituti Tecnici per il Turismo, al fine di un naturale sbocco da parte dei propri diplomati verso gli ITS;

6) incremento degli ITS dedicati al turismo, attualmente ben pochi, con almeno due/tre per regione in considerazione dell’estensione territoriale;

7) superare i limiti della Scuola Secondaria Superiore per una personalizzazione dei percorsi in stretto raccordo non solo con il mondo del lavoro e delle professioni ma soprattutto con la vocazione dei territori, dove Istituti Professionali e Tecnici non riescono a completare la preparazione degli studenti, soprattutto di coloro che non scelgono l’Università, mentre gli ITS possono essere una naturale prosecuzione in linea con i percorsi didattici, ovvero una specializzazione;

8) istituzione di un gruppo di lavoro delle Associazioni Professionali, che rappresentano i profili più importanti che operano nel turismo, al fine di un confronto costante sulla evoluzione delle competenze;

9) decontribuzione per le aziende che intendano continuare l’attività in bassa stagione e confermare la forza lavoro al termine dei sei mesi dei contratti stagionali;

10) comitati di indirizzo obbligatori negli Istituti Professionali e Corsi di laurea con i rappresentanti delle organizzazioni datoriali e camerali, le aziende di eccellenza del territorio, gli assessori al turismo comunali per una formazione con competenze trasversali che preveda step di crescita personale e professionale per il capitale umano, soprattutto in relazione al territorio in cui si opera.

I numeri del mercato del lavoro nel turismo in Italia prima della pandemia e al 2021

Il report 2019 di Eurostat “Tourism Satellite Accounts in Europe” sottolineava come il turismo avesse generato complessivamente 16,5 milioni di posti di lavoro in 15 Paesi dell’Unione Europea: in particolare, in Italia il settore dava lavoro a 4,2 milioni di persone e il nostro era il Paese europeo in cui le attività turistiche generavano il maggior numero di posti.
Secondo il 53° Rapporto Censis sulla situazione sociale italiana, tra il 2017 e il 2018 il contributo diretto del turismo al Pil era aumentato dell’1,9%, con un valore economico di poco meno di 96 miliardi di euro. Considerando anche gli impatti indiretti e indotti (investimenti del settore, spesa pubblica per promozione, marketing, servizi di sicurezza e sanitari, spesa diretta e indiretta del personale dedicato alle attività di viaggio e turismo), il valore economico del turismo in Italia, in costante crescita, contribuiva al 13% del Pil del Paese.
In merito alla formazione e all’aggiornamento, si stimava che il 68% della forza lavoro impiegata nel turismo avrebbe avuto bisogno di riqualificazione negli anni successivi, mentre negli altri settori il rinnovamento formativo riguardava il 54% del personale; solo il 6% delle imprese dichiarava di riuscire a trovare senza difficoltà le figure professionali ricercate, a fronte di un 76% che sosteneva che le competenze erano reperibili, ma solo in parte (dati Iulm).

Il quadro generale che emerge dall’Osservatorio sul mercato del lavoro nel turismo sul 2021 (realizzato da Federalberghi in collaborazione con FIPE ed EBNT su dati INPS) evidenzia che l’area dei servizi ha rappresentato oltre il 73% dell’occupazione del Paese. Commercio e turismo hanno occupato più lavoratori dell’intera industria manifatturiera (5.107.000 vs 4.252.000). Nel 2021 il settore turismo (alberghi, campeggi, bar, ristoranti, stabilimenti balneari e termali, discoteche, agenzie di viaggi e parchi divertimento) ha risentito delle restrizioni imposte a seguito della pandemia. In media d’anno ha contato 1.030.116 lavoratori dipendenti e 173.414 aziende con almeno un dipendente. Il valore minimo di aziende (122.611) e dipendenti (625.525) si è registrato nel mese di febbraio, il valore massimo nel mese di agosto (207.510 aziende e 1.391.222 lavoratori).
Il turismo può contare su una forza lavoro sostanzialmente giovane. Circa il 58% dei dipendenti ha meno 40 anni e il 35,25% meno di 30. Gli ultrasessantenni sono circa il 4% del totale dei dipendenti. Non è trascurabile la presenza di lavoratori appartenenti alle fasce di età intermedie: il 20,86% dei dipendenti ha un’età compresa tra 40 e 50 anni.
Il lavoro nel turismo è in prevalenza femminile. I lavoratori di sesso maschile rappresentano il 47,3% dei dipendenti. Il comparto che attrae maggiormente il lavoro femminile è quello dell’intermediazione, con una quota sul totale del 71,3%. Anche negli stabilimenti termali è forte la componente di lavoro femminile: 62,5%. Negli alberghi e nei pubblici esercizi (bar, ristoranti, stabilimenti balneari ecc.) il ruolo delle donne è fondamentale considerando che esse rappresentano oltre il 50% del lavoro dipendente.
Nel corso del 2021 nel settore si sono registrati in media 410.197 rapporti di lavoro a tempo determinato, pari al 39,8% del totale. Di questi, 171.183 rapporti sono riconducibili alla stagionalità (il 16,6% del totale dei rapporti di lavoro) e 239.014 (22,9% dei rapporti di lavoro) ad altre tipologie. Nel turismo il 23,9% dei lavoratori dipendenti è straniero. Si tratta di 246.467 lavoratori in media d’anno e il numero di stranieri oscilla tra un minimo di 141.354 del mese di febbraio a un massimo di 335.789 del mese di agosto.

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