In inglese l’acronimo è FOMO, Fear of Missing out. Cioè la paura di perderlo.

Perdere cosa? La visita a questa o quella imperdibile attrazione se non ci si sottopone a due o più ore di coda. Ed ecco che molti si preparano ad affrontare questa pesante fatica fisica e psicologica solo per poter dire “Io ci sono stato”.

Tralascio le mie abituali considerazioni sulla condivisione sui social e Istagram che sembra essere l’unico scopo di molti turisti – vedi i miei post sui selfie e sul monte Everest – perché rischio di sembrare retrograda mentre in realtà sono anche io vittima della macchina fotografica, anche se tradizionale…

Ecco invece, in ordine sparso, una ristretta selezione delle attrazioni più famose del mondo che ho avuto la fortuna di visitare negli ultimi anni e che secondo me valgono davvero la coda. O no? Perché è vero che YOLO (You live only once, Si vive una volta sola), ma a volte basta un’alternativa intelligente…

1 Tour Eiffel – Parigi

Alzi la mano chi ha resistito all’attrazione che emana la Tour Eiffel sui turisti di tutto il mondo. Io – che a Parigi ho vissuto per lunghi periodi – non mi ero mai sognata di andarci finché mio figlio dodicenne, per la prima volta nella capitale francese, mi ha semplicemente chiesto per che ora avevo comperato i biglietti!

Nonostante la folla e la coda, e complice una bellissima giornata di fine estate, mi sono veramente incantata a riconoscere dall’alto i diversi quartieri e i monumenti a me familiari. Molto meglio che la vista in 3D su Google Map di cui peraltro sono fan incondizionata! Ah, dimenticavo: anche se era solo qualche anno fa, era l’epoca pre-selfie stick, il che ha aiutato molto!

In alternativa, se la meteo lo consente, perché non provare il pallone aerostatico del vicino Parc André Citroën che si innalza fino a 150 m di altezza oppure uno dei bar con vista della capitale, come a esempio il Deli-Cieux del Printemps?

2 Taj Mahal – Agra

Vedere il Taj Mahal per la prima o centesima volta è sempre una grande emozione, anche se la folla è così immensa che l’intero sito è a rischio di degrado (si parla di tre milioni di visitatori l’anno). Ciò che sorprende è la bellezza dei dettagli da vicino, come gli intarsi di marmo e le pietre dure tra cui lapislazzuli, corniola e onice.

Una volta spuntata la lista dei “Must See”, potete fare un salto sull’altro lato del fiume Yamuna e visitare “Baby Taj”, la tomba di Itamad-ud-Daulah, costruito tra il 1622 e il 1628. L’opera intarsio qui è ancora più notevole, e il suo giardino circostante è un’oasi di tranquillità nella caotica Agra.

3 Grande Muraglia – Pechino

Dato che si tratta della più grande costruzione del mondo a opera dell’uomo – le ultime stime parlano di 8.851 m di lunghezza – ci sono un sacco di punti di ingresso per sperimentare la Grande Muraglia Cinese, anche se i più noti sono, naturalmente, quelli vicino a Pechino, dove ampi tratti della fortificazione eretta a partire dal 3° sec a.C. sono stati restaurati ad uso e consumo dei turisti.

La zona più frequentata è quella di Badaling, ma la cabinovia ha snaturato completamente il fascino di questa colossale opera. Qui il numero dei visitatori che percorrono i 3,7 km aperti al pubblico è praticamente uguagliato da quella di venditori ambulanti di souvenir, ma vi sono accessi meno battuti come Mutianyu, Huanghuacheng, Simatai e Jinshanling.

Il tratto percorribile più vicino alla capitale, anch’esso restaurato a uso dei turisti, è il Juyong Pass, che doveva proteggere la capitale dagli assalti della gente del nord. Questo tratto però s’inerpica su colline piuttosto scoscese. La salita, specialmente in giornate soleggiate e calde, è consigliata solo a chi è in buona forma fisica, pena una grande fatica dovuta alla ripidezza e dalla diversa altezza dei gradini di pietra – come abbiamo avuto modo di constatare noi stessi – ricompensata però da una vista meravigliosa.

4 Table Mountain – Capetown

È indubbio che la Table Mountain sia l’icona di Città del Capo e per questo molti decidono di salire sulla sua cima nelle giornate più limpide per godere dall’alto del panorama offerto da questa meravigliosa città incastonata tra il mare e la ripida montagna che si eleva a mille metri.

Ma sono la vivacità delle sue notti, il fascino della sua comunità multietnica, che mescola rastafari e indiani, malesi e africans, e l’atmosfera disinvolta che si respira nelle sue spiagge a rendere Capetown unica e indimenticabile.

Per quello che riguarda il panorama, preferisco di gran lunga il Lion’s Head che, oltre alla città, all’oceano e alle spiagge di Camp Bay, permette proprio di ammirare la Table Mountain, che nelle giornate più umide si copre di un caratteristico velo di nuvole chiamate con il nome ironico di tablecloth, tovaglia.

5 Acropoli – Atene

Non si può partire da Atene senza aver visitato l’Acropoli, ma anche se non ho fatto code particolari per vederla, il sito archeologico a volte può essere troppo affollato.

Anche qui suggerisco un’alternativa: dalla cima del monte Licabetto, il punto più alto di Atene dove c’è una cappella del XIX secolo, la vista spazia a 360° sulla città e, in lontananza, sul mare Egeo.

Per un panorama da cartolina sull’Acropoli stessa la scelta migliore è però la Mouseion Hill, dove sorge il monumento a Filopappo.

A proposito di musei, uno dei più belli che mi sia capitato di visitare è il nuovo Museo dell’Acropoli, progettato dall’architetto svizzero Bernard Tschumi e inaugurato nel 2009, che racchiude tra le sue vetrate inondate di luce gli incredibili tesori che provengono dall’Acropoli. Qui non importa quanto lunga sia la coda: bisogna andare! A tutti i costi.

Autore

  • Roberta F. Nicosia

    Laureata in Geografia, giramondo e appassionata di fotografia, Roberta F. Nicosia parla quattro lingue ed è la nostra inviata speciale. A dieci anni, complice la copia di National Geographic che ogni mese trovava sulla scrivania e i filmini Super8 del papà, sapeva già dove erano il Borobudur, Borocay o Ushuaia e sognava di fare il reporter. Sono suoi quasi tutti gli articoli sulle destinazioni e le foto apparsi sul nostro Magazine. Dopo una parentesi con ruoli manageriali nel campo della comunicazione e dell’advertising, si è dedicata alla sua vera passione e negli ultimi vent’anni ha collaborato con riviste leisure come Panorama Travel, D di Repubblica, AD, specializzandosi poi nel MICE con reportage di viaggio, articoli su linee aeree e hotellerie. È stata caporedattore e direttore di diverse riviste di questo settore, e ha pubblicato una trentina di Guide Incentive con la collaborazione degli Enti del Turismo italiani.

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  • Roberta F. Nicosia

    Laureata in Geografia, giramondo e appassionata di fotografia, Roberta F. Nicosia parla quattro lingue ed è la nostra inviata speciale. A dieci anni, complice la copia di National Geographic che ogni mese trovava sulla scrivania e i filmini Super8 del papà, sapeva già dove erano il Borobudur, Borocay o Ushuaia e sognava di fare il reporter. Sono suoi quasi tutti gli articoli sulle destinazioni e le foto apparsi sul nostro Magazine. Dopo una parentesi con ruoli manageriali nel campo della comunicazione e dell’advertising, si è dedicata alla sua vera passione e negli ultimi vent’anni ha collaborato con riviste leisure come Panorama Travel, D di Repubblica, AD, specializzandosi poi nel MICE con reportage di viaggio, articoli su linee aeree e hotellerie. È stata caporedattore e direttore di diverse riviste di questo settore, e ha pubblicato una trentina di Guide Incentive con la collaborazione degli Enti del Turismo italiani.

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