Aruba è un’isola fondata sull’ospitalità e sul turismo, ma oltre alle spiagge bianche da cartolina, Aruba ospita una ricca biodiversità che, oggi, anche a fronte di questo significativo sviluppo turistico, viene sempre più percepita come un bene prezioso, da preservare e salvaguardare con cura. I diversi ecosistemi di Aruba, sia terrestri che marini, ospitano 34 specie endemiche, tra cui lo Shoco, la civetta delle tane di Aruba simbolo nazionale dell’isola, il Cascabel, il serpente a sonagli di Aruba, e il topo vesper di Hummelinck: tutte specie in pericolo.
È per salvaguardare questo importante patrimonio naturale che l’Aruba National Park Foundation, la fondazione responsabile della protezione di quasi un quarto dell’habitat naturale dell’isola, ha scelto di trasformarsi in Aruba Conservation Foundation (ACF), perseguendo un cambiamento strategico importante che passa dalla mera gestione dei parchi a una vera e propria fondazione di conservazione. Un mutamento che è stato accompagnato dalla trasformazione dell’identità visiva e verbale dell’ente: un nuovo nome, logo e tono di voce che vogliono comunicare quello che la natura vorrebbe dire, e cioè che è tempo di ascoltarla.

La nascita dell’Aruba Conservation Foundation

La nuova fondazione vuole essere una moderna organizzazione di gestione della conservazione abbandonando il tradizionale modello di direzione dei parchi: l’attenzione viene spostata dai visitatori agli abitanti locali, per ricordare loro l’importante legame con questa terra.

Già nel corso degli ultimi sette anni, l’Aruba National Park Foundation aveva ampliato le sue responsabilità, con l’introduzione di nuove aree protette, esterne all’area del Parco Nazionale Arikok, di cui gli era stata affidata l’intera gestione. Nel corso degli anni, la fondazione ha intrapreso iniziative di conservazione, collaborando con ONG locali e internazionali per il Programma di Conservazione dello Shoco, il restauro di coralli e mangrovie, la reintroduzione della specie endemica del pappagallo ‘Lora’ – scomparsa ormai 70 anni fa – la gestione delle specie invasive e l’educazione all’interno della comunità locale, specialmente nelle scuole.

Ma è per gestire al meglio questo ampliamento di responsabilità e soprattutto per contenere la crescente pressione sulla natura che la fondazione ha intrapreso un processo strategico di rinnovamento iniziato nel 2020 che è culminato nella presentazione di una Strategia Aziendale Pluriennale 2023 – 2032 che segna la prima roadmap strategica dell’organizzazione. Questo piano vuole rispondere alle nuove sfide ecologiche, sociali ed economiche e confermare l’impegno dell’organizzazione per la conservazione, con un’enfasi su sostenibilità, biodiversità e miglioramento degli ecosistemi. Oggi, l’Aruba Conservation Foundation è un’organizzazione indipendente e senza scopo di lucro dedicata alla conservazione degli ecosistemi naturali ricchi e diversificati che gestisce la conservazione di quasi il 25% dell’isola, oltre a quattro Aree Marine Protette (MPA).

Il rebranding: come dar voce alla natura?

Il rebranding è cominciato dal nome, che è passato dal fare riferimento a un’area limitata di isola – e cioè il Parco Arikok – a includere l’intera nazione, Aruba, poiché la natura non conosce confini e anche il più piccolo pezzettino di terra e angolo di mare è importante. Si è passati poi al logo, che combina le forme di onde, cactus e persone simboleggiando il messaggio chiave della fondazione: un’azione collettiva per l’ambiente. La vivace palette di colori rappresenta le principali caratteristiche geografiche dell’isola: il lilla per le zone umide, il giallo per le terre selvagge, il ciano per l’oceano e l’arancione per le dune. Sono poi state create una serie di illustrazioni che raffigurano animali e piante di fondamentale importanza per l’isola e oggi in via di estinzione: lucertole, sarpenti e uccelli. Il nuovo sito dell’ACF recita “If the cascabel could speak, what would it say?”: un invito a interrogarsi sempre di più su quali siano i bisogni della natura che ci circonda e su cosa ognuno di noi può fare, nel suo piccolo, per contribuire a rendere la terra che abitiamo un pianeta più sano.

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  • Redazione Qualitytravel.it

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