La Cina sembra voler passare da un’architettura spettacolare e bizzarra (con edifici dalle forme improbabili, soprannominati Big Pants, Teiera o Ferro di cavallo, nelle foto in fondo), a un’architettura e a uno sviluppo urbanistico più sensibile alle tematiche della sostenibilità e del clima, almeno se si guarda al progetto Liuzhou Forest City.

Ed è un atteggiamento che da parte del più popoloso paese del mondo, che forse è anche il più inquinato, non può che aprire uno spiraglio di speranza per il futuro specialmente dopo la disastrosa presa di posizione di Trump che si è ritirato dagli accordi di Parigi sul clima.

C’è un architetto italiano dietro al progetto di Liuzhou Forest City, una città che ha lo scopo dichiarato di combattere l’inquinamento atmosferico: è Stefano Boeri, che forte del successo del Bosco Verticale di Milano – le due torri residenziali del quartiere Porta Nuova che sono diventate un’icona della città, e un progetto replicabile ovunque nel mondo, qui sopra nella foto – prosegue nella ricerca per una nuova generazione di architetture e insediamenti urbani che sfidano il cambiamento climatico e si propongono come modelli per il futuro del pianeta.

Per la prima volta in Cina e nel mondo, un insediamento urbano di nuova generazione unirà alla sfida dell’autosufficienza energetica e dell’uso delle energie rinnovabili la sfida dell’incremento della biodiversità e quella – cruciale per la Cina contemporanea – di ridurre sostanzialmente l’inquinamento dell’aria nelle grandi città, grazie alla moltiplicazione delle superfici vegetali e biologiche urbane.

Liuzhou Forest City disporrà di tutte le caratteristiche di un insediamento urbano pienamente autosufficiente dal punto di vista energetico, a partire dalla geotermia per il condizionamento degli interni e dall’uso diffuso dei pannelli solari sui tetti per la captazione delle energie rinnovabili.

Ma la grande novità del progetto di Stefano Boeri Architetti è la presenza di piante e alberi su tutti gli edifici, di qualunque dimensione e destinazione siano (uffici, case, alberghi, ospedali, scuole).

Grazie alla diffusione delle piante non solo lungo i viali, nei parchi e nei giardini, ma anche sulle facciate degli edifici, consentirà a una città – già autosufficiente dal punto di vista energetico – di contribuire a migliorare la qualità dell’aria, di ridurre la temperatura media, di generare una barriera al rumore e di aumentare la biodiversità delle specie viventi, creando un sistema di spazi vitali per gli uccelli, gli insetti e i piccoli animali che abitano il territorio di Liuzhou.

Nel complesso Liuzhou Forest City ospiterà 40.000 alberi e circa 1 milione di piante di più di 100 specie.

Liuzhou Forest City sarà costruita nella provincia meridionale e montuosa dello Guangxi, a nord di Liuzhou, in un’area di circa 175 ettari lungo il fiume Liujiang. La nuova città verde, che sarà totalmente cablata, sarà collegata a Liuzhou da una linea ferroviaria veloce, utilizzata da automobili a motore elettrico.

Una volta ultimata, la nuova città di 30.000 abitanti sarà in grado ogni anno di assorbire circa 10.000 tonnellate di CO2 e 57 tonnellate di polveri sottili e di produrre circa 900 tonnellate di ossigeno.

Questo è il primo esperimento di un ambiente urbano che sta cercando di trovare un equilibrio con la natura“, ha detto Stefano Boeri alla CNN. “Abbiamo visto cosa sta succedendo in termini di inquinamento a Pechino e a Shanghai, ma allo stesso tempo, la Cina deve creare delle città per accogliere la popolazione”.

Infatti, il governo cinese ha annunciato lo scorso anno che prevedeva di trasferire due milioni di persone da villaggi remoti nelle città entro il 2020, nel tentativo di alleviare la povertà rurale e come dimostrazione della modernizzazione.

Speriamo non finisca tutto come a Ordos, nella Mongolia interna, una città ricca di edifici progettati da archistar come Zaha Hadid, Herzog & de Meuron, Ai Weiwei che doveva attrarre 1 milione di persone mentre ne accoglie solo centomila!

Non era un progetto green, è vero, ma speriamo invece che la formula ideata da Stefano Boeri Architetcs diventi una realtà, duplicabile in altre aree del paese.

Il mondo ha troppo bisogno che la Cina investa sulla green economy!

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Di Roberta F. Nicosia

Laureata in Geografia, giramondo e appassionata di fotografia, Roberta F. Nicosia parla quattro lingue ed è la nostra inviata speciale. A dieci anni, complice la copia di National Geographic che ogni mese trovava sulla scrivania e i filmini Super8 del papà, sapeva già dove erano il Borobudur, Borocay o Ushuaia e sognava di fare il reporter. Sono suoi quasi tutti gli articoli sulle destinazioni e le foto apparsi sul nostro Magazine. Dopo una parentesi con ruoli manageriali nel campo della comunicazione e dell’advertising, si è dedicata alla sua vera passione e negli ultimi vent’anni ha collaborato con riviste leisure come Panorama Travel, D di Repubblica, AD, specializzandosi poi nel MICE con reportage di viaggio, articoli su linee aeree e hotellerie. È stata caporedattore e direttore di diverse riviste di questo settore, e ha pubblicato una trentina di Guide Incentive con la collaborazione degli Enti del Turismo italiani.

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